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Per la Salute delle Donne

Le patologie venose sono al 50% di origine varicosa.

Di seguito un approfondimento a cura del Chirurgo Vascolare Dr. Enrico Barbanti 
Di seguito un collegamento con lo Studio Flebologico del Prof. Alessandro Frullini

Cosa sono

Si definiscono varici dilatazioni delle vene che assumono andamento tortuoso. Nella società occidentale la comparsa delle varici si manifesta con un’incidenza del 10% nei maschi adulti e del 20-30% nelle donne. In Italia, i dati riscontrati parlano però di almeno il 25% di uomini ed il 40% di donne colpite dalla malattia solo in apparenza benigna. I sintomi classici delle varici sono: crampi notturni, sensazione di pesantezza della gambe, formicolio, bruciore gonfiore (edema) degli arti che si verificano soprattutto in estate. Con il passare del tempo se non trattate possono sfociare in eczemi, discromie (macchie scure), ipodermiti, fino ad arrivare a ulcerazioni. Circa il 70% delle lesioni di tipo cutaneo è di origine venosa e di queste il 50% è di origine varicosa. Un’altra complicazione che appare frequentemente sono le varicoflebiti, rappresentate dal punto di vista clinico da comparsa di arrossamento con dolore e aumento della temperatura lungo il decorso della vena o varici superficiale, se il processo di trombosi resta confinato al circolo venoso superficiale il decorso è di solito di tipo benigno, anche se vi è la possibilità di recidiva; in una certa percentuale di casi, soprattutto se non si ricorre in tempi brevi a trattamenti idonei, si rischia l’estensione al circolo venoso profondo con conseguente rischio per la vita del soggetto.

Cause

Nell’85% dei soggetti vi è una predisposizione familiare. È stato ampiamente confermato che i parti numerosi e la gravidanza si associano a una prevalenza maggiore di varici, insieme al sovrappeso e alcuni tipi di lavori, in particolare quelli che obbligano a una postura eretta prolungata e soprattutto in ambienti caldi.

Trattamenti

I punti cardini della cura delle varici, oltre a un cambiamento, nei casi possibili, dello stile di vista con calo ponderale nei soggetti in sovrappeso, alla stimolazione alla deambulazione in alternanza a riposo con arti in scarico e l’evitare una postura eretta prolungata, sono i seguenti:

  • Terapia conservativa con elastocompressione: non determina una scomparsa delle varici ma un rallentamento del peggioramento e una riduzione del rischio di complicanze come le flebiti e le ulcere. Questo effetto è variabile da un soggetto a un altro e tiene conto soprattutto della aderenza alla prescrizione di indossarle in ogni periodo dell’anno, in special modo nei mesi più caldi quando i disturbi da insufficienza venosa tendono a peggiorare
  • Terapia radicale: prevede la rimozione con metodologie chirurgiche, endovasali o per mezzo di trattamenti sclerosanti, della causa della malattia che è il reflusso. Di importanza fondamentale per un giusto inquadramento e trattamento è un esame clinico accurato e in particolare una diagnostica eco-color doppler con individuazione dei punti di reflusso e dei vasi incontinenti, che quando collocati in sede sotto fasciale possono non essere visibili all”esame clinico ed ispettivo.

Cure innovative

Negli ultimi anni è in corso una rivoluzione nella cura delle varici degli arti inferiori che si avvale di metodiche mini-invasive e/o endovasali con accesso in molti casi percutaneo. Infatti, un numero sempre maggiore di linee guida considerano il trattamento Laser o la termoablazione con radiofrequenza come il gold standard per il loro trattamento, fino ad arrivare a una metodologia più recente e ancora meno invasiva che è la obliterazione della safena interna attraverso colla di cianoacrilato: questa procedura prevede un accesso percutaneo in anestesia locale senza incisioni chirurgiche mediante una puntura con ago con diametro inferiore a 2 mm e viene eseguito il trattamento della vena safena incontinente con una possibilità di immediata ripresa delle normali attività. Negli Usa è stato coniato il termine di “chirurgia della pausa pranzo” con immediata ripresa delle normali attività, con risultati sovrapponibili a quelli delle metodiche più invasive.

Di seguito un collegamento con lo Studio Flebologico del Prof. Alessandro Frullini

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